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Autoconsumo e autarchia energetica

In genere siamo abituati a parlare di consumo di energia per indicare l’elettricità che viene utilizzata da un’azienda per far fronte alle proprie esigenze a livello energetico. Quando consideriamo un impianto fotovoltaico, può però essere utile investigare più a fondo in che modo stiamo sfruttando i nostri moduli e quanto siamo effettivamente indipendenti dalla rete elettrica. Per fare ciò, è essenziale comprendere il significato di autoconsumo e autarchia.

L’autarchia identifica il rapporto tra la quantità di energia che viene prodotta dall’impianto fotovoltaico e l’energia che complessivamente è necessaria all’utenza.

L’autoconsumo indica invece la quota dell’energia complessivamente prodotta dall’impianto fotovoltaico che viene effettivamente utilizzata.

Pertanto, l’autarchia esprime quanto siamo indipendenti dalla rete elettrica, mentre l’autoconsumo indica quanto attivamente stiamo sfruttando il nostro impianto fotovoltaico. Grazie a valori di autarchia elevati è possibile ammortizzare gli effetti negativi correlati ad un incremento del prezzo dell’energia. Valori di autoconsumo elevati sono invece sintomo del fatto che i nostri consumi sono temporalmente allineati con la fase produttiva dell’impianto, con una conseguente minore quantità di elettricità acquistata dalla rete ed un risparmio diretto sulla bolletta. Inoltre, spesso è proprio la quota di energia autoconsumata l’oggetto di riferimento su cui vengono calcolate eventuali forme di incentivazione.

In che modo è possibile incrementare l’autoconsumo e l’autarchia?

L’installazione di sistemi di accumulo opportunamente dimensionati è sicuramente la via più efficace per aumentare la quota di energia autoconsumata, poiché permette di conservare l’energia che viene prodotta ma non contestualmente consumata e utilizzarla in un altro momento della giornata in cui ho effettiva necessità.

Per migliorare la quota di autarchia invece occorre sincronizzare quanto più possibile produzione e consumo, avendo cura di sfruttare l’energia autoprodotta prima di quella prelevata dalla rete, nei limiti del possibile. Si consiglia quindi di mettere in partica diversi processi di efficientamento a questo scopo, come l’accensione programmata di apparecchiature energivore o la diluizione dei consumi durante le ore centrali della giornata per evitare picchi di potenza troppo elevati.

Come posso analizzare il rendimento del mio impianto?

Tramite i sistemi di monitoraggio SMA o anche di terze parti, è possibile avere sotto controllo il bilancio energetico del proprio impianto, comprensivo di consumi e andamento del sistema d’accumulo, se presente.

L’immagine precedente mostra a titolo esemplificativo l’andamento dei flussi energetici relativi ad una giornata estiva per un impianto reale, esplicitando le quote di autoconsumo e autarchia. In particolare, è possibile dedurre che la campana relativa alla produzione fotovoltaica (curva nera in basso) insieme alla batteria (il cui livello di carica è esplicitato dalla curva tratteggiata) riescano a far fronte a gran parte della richiesta energetica nell’arco della giornata. Infatti, in verde viene rappresentata l’energia da FV direttamente consumata a cui si aggiunge una quota (in arancione) del surplus utilizzato per caricare la batteria di accumulo. In questi termini, la percentuale di autoconsumo raggiunge il 99 % ad indicare che la quasi totalità della produzione da fotovoltaica viene effettivamente sfruttata. Anche l’autarchia risulta elevata, raggiungendo un valore del 72 %, poiché quasi solo nella notte è presente una quota di elettricità che viene prelevata dalla rete (in rosso). Questo esempio virtuoso mostra come un’adeguata progettazione e un utilizzo consapevole del proprio impianto possano davvero fare la differenza!

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